Il nostro Appennino può essere portatore di un programma agricolo ed agroalimentare di piccole e media dimensione coraggioso.
Con al centro biodiversità e il ri-abitare le terre.
Un cibo ed un ambiente da subito più sano ed apprezzato sono premessa di una nuova economia di territorio.

Nonostante gli appelli e le affermazioni di sostenibilità il nostro paese quest’anno ha aumentato i consumi di erbicidi e pesticidi rispetto all’anno passato (report legambiente). Ed in tutta l’Europa UE la produzione di CO2 è in aumento.
Gli inizi di una svolta possono venire solo da una azione concreta che scoraggi l’uso della chimica di sintesi da una parte e favorisca in modo deciso le agricolture naturali e la funzione agro-ecologica della campagna , che è innanzitutto promozione di biodiversità.

Su alcuni punti si può investire per favorire una economia che faccia dell’insieme delle imprese coinvolte nell’alimentare , paesaggio e turismo una rete capace di generare un modello integrato e inter relazionato utile e distintivo.

Rendere prioritario l’aiuto a chi lascia la chimica di sintesi; secondo piani rigorosamente seguiti in termini di pochi anni si possono raggiungere aree completamente prive di veleni ;
Favorire le pmi rispetto le grandi imprese per quanto attiene la trasformazione dei prodotti; sviluppare il concetto di “fabbrica diffusa” sui territori, ovvero attraverso il digitale sviluppare centri eccellenti di trasformazione di materia prima pregiata con innovatività , economicità e razionalità all’interno di medio – piccoli impianti ;

Favorire l’imprenditoria che è capace di coinvolgere comunità e territori , in grado di dimostrate il grado di ritorno economico sui territori stessi e che sviluppano innovazione sia di prodotto che di processo . In grado infine di integrare campagna e città;
Favorire impianti di forestazione laddove possibile, al fine di iniziare a ristabilire un ambiente più sano e riattivare processi di biodiversità;
Investire nelle imprese giovanili e non che risiedono in montagna e nella rete fra queste, al fine di riabitare territori in fase di grave e veloce abbandono .

Lucio Cavazzoni
Goodland

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