Michele Bugané, socio del Poggiolone azienda agricola e consigliere comunale di Loiano risponde ad alcune nostre domande.

Quali sono state le motivazioni che hanno portato la vostra azienda a fare la scelta del biologico?

La nostra azienda si trova nel comune di Loiano, sull’appennino bolognese, ed è specializzata da sempre nella produzione di cereali, legumi e foraggi. Essendo in zona montana, ormai oltre vent’anni fa, mio padre decise di intraprendere la strada dell’agricoltura biologica certificata perché vide in quest’ultima un’opportunità per poter dare un valore aggiunto alle produzioni aziendali. Nelle nostre zone, anche quando veniva fatta un’agricoltura convenzionale, l’uso della chimica era comunque limitato e mirato solamente alle concimazioni a differenza delle realtà di pianura dove si interviene con più frequenza ed anche con l’aiuto di diserbi e pesticidi. Mi viene da dire quindi che il passaggio dal convenzionale al bio nelle zone di montagna debba avvenire in maniera quasi automatica perché si riescono ad ottenere degli ottimi risultati.

Siete soddisfatti della scelta compiuta?

La conversione delle aziende nel nostro territorio è avvenuta in maniera dilazionata negli anni, infatti, all’inizio le aziende che hanno intrapreso questa strada nuova venivano considerati un po “matti” visto che si erano lanciati in una nuova gestione aziendale che nessuno conosceva. Con il passare del tempo però, grazie a queste aziende, siamo arrivati ad oggi dove Loiano è arrivato ad oltre l’80% di SAU certificata biologica. Posso dire quindi che la scelta del bio è riuscita a dare un futuro ed anche un incremento all’agricoltura nel nostro territorio.

Il biologico può essere un’opportunità in più per l”economia turistica e per l’agricoltura dell’Appennino?

L’agricoltura in appennino ho sempre sostenuto che abbia un importantissimo punto a suo favore, quando parliamo di agricoltura di qualità come quella biologica, che è la CREDIBILITA’, infatti, ci troviamo in un territorio straordinario dove l’agricoltore è fattore fondamentale per il mantenimento e la salvaguardia di quest’ultimo. Mi sento di dire che viene difficile parlare di turismo in appennino senza uno stretto legame con l’agricoltura, infatti il turismo lento, che stà prendendo piede ormai da qualche anno, è quello su cui i nostri territori devono puntare e potendo offrire e far toccare con mano un prodotto di alta qualità e locale penso si riesca a rilanciare l’economia turistica ed agricola nei nostri comuni di montagna.

La presenza di una organizzazione distrettuale del biologico nell’appennino può’ aiutare la crescita e l’affermazione di una filiera territoriale del bio ed, eventualmente, quali aspetti in particolare, dovrebbe curare?

Il mercato del biologico è sempre in crescita come anche la conversione di sempre più aziende a questo tipo di agricoltura. Oggi, le aziende di montagna, si ritrovano in competizione con realtà che operano in zone meno svantaggiate e quindi credo ci sia necessità di diversificarsi ulteriormente. Per poter dare valore aggiunto ad un prodotto già di alta qualità credo si debba puntare sulla valorizzazione del territorio dove avviene la produzione. Il progetto del distretto biologico dell’appennino bolognese credo possa essere la strada giusta. Si riuscirebbe a diversificare il prodotto che non sarà più semplicemente bio ma prodotto e trasformato in un territorio dove l’intera gestione di quest’ultimo è bassata su principi si sostenibilità e salute. Il distretto deve essere il mezzo per affermare ed incrementare l’agricoltura ed il turismo in appennino e, di conseguenza, tutte le altre attività ad esse collegate per far crescere questi territori ricchi di opportunità.

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