Abbiamo intervistato Nicolò Savigni, che assieme ai familiari conduce una nota impresa toscana di allevamento di suini di cinta senese ed altri animali, occupandosi anche della lavorazione, trasformazione, vendita e commercializzazione di prodotti di salumeria di alta qualità.

Quali sono state le motivazioni che hanno portato la vostra azienda a fare la scelta del biologico?

Vedi la nostra azienda nasce a Pavana in una realtà dove il passaggio e il turismo non hanno mai dato grandi soddisfazioni, noi siamo in Toscana, ma non nella Toscana di Firenze o del Chianti e di Gaiole dove tutto è più semplice, la nostra famiglia ha sempre adorato questo mestiere e l’arte contadina quindi agli inizi degli anni 2000 dopo anni di lavoro come “bottega da macelleria” abbiamo deciso di intraprendere un percorso diverso che partiva dall’agricoltura, e i primi passi sono stati quelli di realizzare a Pavana territorio del Comune di Sambuca Pistoiese un allevamento semi-brado di Cinta Senese ( in quegli anni la Cinta Senese non aveva ancora il riconoscimento della DOP) razza autoctona tipica toscana. Ovviamente siamo stati tra i primi allevamenti numericamente consistenti di tutta la Toscana e già allora riuscivamo grazie a questa “razza la cinta senese” a farci distinguere in mezzo a chi proponeva prodotti “convenzionali”. La scelta strategica però è avvenuta nel febbraio 2000 quando dopo aver svolto diverse fiere all’estero e alcuni works shop organizzati dalla Regione Toscana abbiamo notato l’interesse da parte di un mercato estero verso i prodotto Biologici, e vi assicuro che parlare di BIO ben venti anni fa su gli allevamenti suini e bovini in Italia era molto innovativo e alquanto bizzarro, tanto vero che immediatamente ci siamo adoperati per convertire l’intera azienda e nel 2003 siamo partiti con l’intera filiera certificata BIO. Nel 2004 abbiamo realizzato lo stabilimento a bollo CE per la trasformazione dei prodotti a base di carne fresca e stagionata autorizzato per il BIO, e in quell’anno avevamo già la certificazione di BioAgriCert e TUV come ISO 9001. Questa scelta è stata per noi indispensabile per poterci fare conoscere al mercato Europeo e Giapponese, quest’ultimo mercato intrapreso dal 2008 dopo un lungo iter ispettivo e qualitativo per l’abilitazione all’esportazione da parte del Ministero della Salute. Siamo perfettamente consapevoli che il nostro marchio SAVIGNI non si sarebbe mai potuto affermare se non avessimo avuto questa certificazione che ci differenziava completamente dalla maggior parte di tutti gli altri competitor e ci ha aperto molte porte che ci hanno poi permesso di fare altri investimenti di crescita.

Siete soddisfatti della scelta compiuta?

Come già detto siamo assolutamente soddisfatti della scelta fatta, che per altro ci ha dato ragione verso chi allora ci “dava per matti” e oggi dopo diversi anni trascorsi molti di loro non sono più presenti sul mercato, mentre noi ci stiamo affermando sempre di più segno che questa differenziazione è stata sicuramente strategica e innovativa quando intrapresa;

Il biologico può essere una opportunità in più per l”economia turistica e per l’agricoltura dell’Appennino?

Personalmente crediamo che il biologico può essere una opportunità in più per l’economia turistica e per l’Agricoltura dell’Appennino, però adesso gli spazi rispetto a 20 anni fa sono sempre più ristretti, si sono certificate tantissime aziende e anche la grande distribuzione ha certificato molte azienda, e emergere in un mercato dove oggi sono presenti centinaia di operatori in più rispetto al passato non sarà semplice come lo è stato in passato. Credo comunque che questa sia la strada giusta da intraprendere in Appennino perché puntando anche sempre di più a fare conoscere il progetto portato avanti da te durante la carica di Ass.re all’Agricoltura della Regione E.R. ovvero la dicitura in etichetta “Prodotto di Montagna”, in quanto questo caratterizza molto sia la tipicità e il luogo di produzione e questo marchio non potrà essere utilizzato da tutti perché limitato alla montagna . La nostra azienda stà investendo molto sulla parte agricola avendo acquisito proprio in questo anno una nuova fattoria di 60 ettori certificati bio sulla Montagna Pistoiese con estensione a prato –pascolo ad una altitudine tra i 900 / 1.100 mt s.l.m. dove abbiamo già stalle per bovini (chianina IGP BIO e LMS BIO) , suini sambucani Bio e Cinta Senese DOP BIO e prossimamente se autorizzato realizzeremo anche un piccolo impianto di biogas per la produzione di energia elettrica con il letame animale ;

La presenza di una organizzazione distrettuale del biologico nell’appennino puo’ aiutare la crescita e l’affermazione di una filiera territoriale del bio ed, eventualmente, quali aspetti in particolare, dovrebbe curare?

Avere un organizzazione distrettuale del biologico dell’Appennino Bolognese potrà sicuramente aiutare tutti quegli agricoltori meno strutturati con tanta voglia di fare e di farsi conoscere, perché fare rete aiuta sempre anche se si produce le stesse cose, e avere certificazioni di filiera e di prodotto potrebbero essere grande aiuto per tutto il distretto presentando un grosso paniere dell’Appennino Bolognese . Oggi ancor più di ieri la burocrazia è sempre più complessa e pesante, credo che un organizzazione che realmente si occupi di promozione e di aiuto della gestione del biodistretto potrebbe essere molto utile a tutti gli agricoltori che vorranno realmente dare una svolta alla propria azienda.

WordPress Video Lightbox Plugin